Tecnocasa: ritorno all’investimento e diminuzione dell’età media anche a Torino

L’analisi delle compravendite realizzate attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa nel corso degli ultimi anni evidenzia risultati interessanti. Alcune tendenze comparse con l’arrivo della pandemia sono ancora in atto, ma con un’intensità minore rispetto al 2020 e al 2021, altre invece sono tornate a livelli standard.

Il primo semestre del 2022 segnala a livello nazionale un aumento della percentuale di acquisti per investimento (16,8%). Si tratta di una quota in crescita rispetto agli ultimi due anni ma che ancora non raggiunge i livelli del 2019, prima dell’arrivo della pandemia, quando si arrivava quasi al 18%. I tassi di investimento sono mediamente più alti nelle grandi città, con Napoli che guida la classifica con una forte presenza di investitori (34,9%). Nella prima parte del 2022 a Torino si registra un aumento di acquisti per investimento rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, la percentuale sale infatti dal 18,0% al 21,2%. Si tratta di un segnale positivo, anche se non si raggiungono le quote del 2019 e del 2020 quando gli acquisti per investimento in città superavano il 25% sul totale delle compravendite.

Il confronto con il 2019 evidenzia un’altra tendenza, aumenta la percentuale di acquisti di abitazioni principali in comuni non capoluogo (35,9%) e nell’hinterland delle grandi città (26,9%), mentre diminuiscono gli acquisti in grandi città e capoluoghi. Si tratta di una tendenza iniziata con l’arrivo della pandemia, che ha raggiunto il suo apice nel 2021 quando l’acquisto in comuni non capoluogo aveva toccato il 37%, ma che in questa prima parte dell’anno ha visto un lieve ridimensionamento e una timida ripresa delle compravendite in grandi città. A Torino, per la prima volta dopo l’arrivo della pandemia, ricomincia a crescere la percentuale di Torinesi che acquistano la prima casa in città (66,2%), percentuale che era scesa fino al 60% nel 2021. Nel 2020 e nel 2021 infatti erano notevolmente aumentate le compravendite nell’hinterland della città, che erano arrivate a toccare quota 36%, mentre in questa prima parte del 2022 si è rientrati al 30%. Registriamo quindi un’inversione di tendenza e un ritorno parziale alla situazione pre-covid, quando nel 73% dei casi i Torinesi compravano a Torino e nel 25% dei casi si spostavano nell’hinterland della città. Rimane sempre bassa la percentuale di acquisti in altri capoluoghi e in altre province e si attesta sul 2-3%.

A Torino nel primo semestre del 2022 la tipologia più compravenduta è il trilocale con il 36,6% delle scelte, seguita da vicino dai bilocali che si attestano al 35,1%. Nel 2019 e nel 2020 erano invece i bilocali la tipologia più compravenduta in città, con quote che superavano il 36-37% delle preferenze.

In Italia diminuisce l’età media degli acquirenti, i più attivi sul mercato sono infatti gli acquirenti con un’età compresa tra 18 e 34 anni che compongono il 31% del totale, mentre nel 2019 la maggior parte degli acquirenti aveva un’età compresa tra 35 e 44 anni. Tra le grandi città Bologna si piazza al primo posto per quanto riguarda gli acquisti da parte di under 34 (45,6%), al secondo posto Milano, dove gli under 34 effettuano il 39,7% delle compravendite e l’età media degli acquirenti risulta in calo. Anche a Torino diminuisce l’età media degli acquirenti, in questa prima parte del 2022 infatti il 34,4% delle compravendite è stato effettuato da persone con un’età compresa tra 18 e 34. Si tratta di una percentuale in crescita rispetto al 2019, quando gli acquisti da parte di under 34 si fermavano al 28,3% del totale.

A livello nazionale si registra una progressiva crescita della percentuale di acquisti da parte di single, che nel 2022 sfiora il 32%, mentre nel 68% dei casi a comprare sono famiglie. La maggior parte delle compravendite a Torino è effettuata da coppie e famiglie (61,4%), ma è alta anche la componente di acquisto da parte di single, che nel primo semestre del 2022 si attesta al 38,6%. La percentuale di single è in crescita rispetto al 2019, ma in lieve calo rispetto al 2020 e al 2021 quando si era arrivati a superare anche il 41%.